“Mi troverai”, Andrea Gherpelli sceglie il videoclip d’autore: il disegno nasce davanti alla telecamera

Niente animazione convenzionale per il singolo dell’attore e cantautore di Correggio. Roberto Ballestracci porta nel video il gesto stesso della pittura, trasformando immagini, ricordi e sogni in una narrazione visiva dal sapore cinematografico.

Nel panorama contemporaneo del videoclip musicale, dominato spesso dalla velocità del montaggio e da immagini pensate per essere immediatamente riconoscibili anche sui social, Andrea Gherpelli sceglie una strada differente.

Per accompagnare “Mi troverai”, il suo progetto musicale, l’artista emiliano mette al centro non l’effetto, ma il processo creativo.

È qui che entra in scena Roberto Ballestracci.

Il suo intervento non consiste semplicemente nella realizzazione delle illustrazioni destinate al video. L’elemento decisivo è infatti la scelta di mostrare la nascita stessa delle immagini.

Pennellata dopo pennellata.
Segno dopo segno.

L’opera prende forma davanti agli occhi dello spettatore.

È una soluzione apparentemente semplice, ma linguisticamente significativa. Il videoclip non presenta un mondo già costruito: permette al pubblico di assistere alla sua formazione.
È una soluzione apparentemente semplice, ma linguisticamente significativa. Il videoclip non presenta un mondo già costruito: permette al pubblico di assistere alla sua formazione.

La differenza è sostanziale.
Nel primo caso l’immagine accompagna la musica. Nel secondo diventa un evento narrativo parallelo.

Nel materiale che presenta il progetto viene sottolineata proprio la volontà di evitare il disegno animato tradizionale per documentare il gesto creativo dell’illustratore, realizzato senza una rigida preparazione preliminare e guidato soprattutto dall’emozione.

Il risultato dialoga bene con la natura di “Mi troverai”, canzone costruita intorno alla memoria, alla relazione e alla vulnerabilità.

Gherpelli immagina il video come una successione di sogni ad occhi aperti durante un viaggio in bicicletta. I luoghi sono fortemente identitari: le campagne emiliane e le spiagge romagnole, attraversate dal sole dell’estate.

Paesaggio reale e paesaggio interiore finiscono così per sovrapporsi.
Il meccanismo ricorda quello della memoria: non ricordiamo il passato come una fotografia perfettamente conservata, ma attraverso immagini che continuamente ricostruiamo.

Ed è proprio ciò che accade nel video.
Le figure di Ballestracci non compaiono istantaneamente. Le vediamo trasformarsi da semplici linee in qualcosa di riconoscibile.

Una modalità particolarmente adatta al linguaggio di un artista come Gherpelli, la cui esperienza nel cinema e nella televisione gli permette inevitabilmente di confrontarsi con il valore narrativo dell’immagine.

L’attore ha partecipato nel corso della propria carriera a numerose produzioni, lavorando con personalità quali Marco Bellocchio, Giorgio Diritti, Dario Argento, Donato Carrisi e Roberto Andò, oltre ad essere presente in serie come “Cuori”, “Don Matteo” e “Che Dio ci aiuti”.

In “Mi troverai”, però, non troviamo una costruzione cinematografica tradizionale.
Il cinema entra piuttosto sotto forma di suggestione.

Alcuni passaggi del video richiamano infatti universi fantastici e atmosfere quasi felliniane, dove realtà e sogno possono convivere nello stesso spazio.

Il videoclip diventa così una sorta di taccuino visivo della memoria, nel quale la musica rappresenta la voce narrante e il disegno produce continuamente nuovi scenari.

Anche la dedica alle donne assume all’interno di questo linguaggio un ruolo importante. La femminilità viene osservata non attraverso un’unica immagine, ma attraverso una molteplicità di ruoli: compagna, amante, moglie, madre, confidente.

Esattamente come i disegni cambiano davanti alla telecamera, anche la figura femminile raccontata da Gherpelli sfugge a una definizione unica.

“Mi troverai” dimostra così come sia ancora possibile utilizzare il videoclip non esclusivamente come strumento promozionale, ma come spazio creativo autonomo.

E quando musica e immagine riescono davvero a dialogare, il video non serve soltanto a vedere una canzone.
Può portarci ad ascoltarla diversamente.